All'ufficio postale - Pinerolo Blues di Graziella Martina

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ALL’UFFICIO POSTALE

Il dizionario enciclopedico dice: “Con la denominazione di tic si intendono tutti quei movimenti stereotipati, senza uno scopo preciso, che l’individuo compie senza averne il controllo. La causa che porta a tale movimento incontrollato rimane tuttora sconosciuta, anche se questi sintomi possono presentarsi come segnalazione di un disagio interiore, riconducibili a difficoltà familiari, sociali, professionali, talvolta celano un’aggressività repressa…” Non so quali siano le ragioni del disagio dell’impiegata postale che mi sta di fronte e francamente non mi interessano, ma posso testimoniare che la sua aggressività è tutt’altro che repressa, anzi, è manifestata in tutta la sua pienezza e scaricata su noi poveri clienti che capitano fra le sue grinfie.
Ricostruiamo gli avvenimenti.  
Devo spedire una raccomandata e pagare un bollettino di conto corrente. Sulla macchinetta che distribuisce i biglietti per i turni, è indicato ben chiaro che si possono fare entrambe le operazioni allo stesso sportello, contemporaneamente. Quello che l’avviso non dice è che, ad un certo sportello, le operazioni finanziarie non si possono fare. Quindi, questa cosa io non la so e non la posso sapere. Purtroppo, dopo la solita ora di coda, il computer mi destina proprio lì. Senza spiegazioni, l’impiegata mi risbatte indietro il bollettino. Dopo un po’ dice semplicemente che lì quell’operazione non si può fare. Ho un momento di perplessità – devo fare un’altra ora di coda per poter pagare quello che devo?- e mi giro verso il tabellone in cerca di ispirazione. Ci pensa l’impiegata a riportarmi alla realtà. Con lo stesso tono scortese e maleducato mi dice di sbrigarmi a darle i soldi perché deve terminare l’operazione.  



Fino a quando dovremo sopportare questo stato di cose? Fino a quando noi, vittime delle perversità del servizio pubblico, dovremo essere maltrattati dal maleducato di turno? Se almeno i politici e non solo non ci dicessero in continuazione, in televisione e sui giornali, che i datori di lavoro degli impiegati pubblici e che, quindi, dovremmo essere trattati con rispetto...
In questo modo, al danno si aggiunge anche la beffa. Per fortuna ho imparato a lasciar scorrere su di me le frasi stupide e provocatorie, perché se il livello intellettuale e di educazione è quello, non c’è nulla che io possa fare. Ancora recentemente un’impiegata giovane che non avevo mai visto prima, davanti al mio atteggiamento dubbioso verso la sua proposta di spedire come ‘piego di libri’ la busta con dentro la mia guida, ha bollato come frutto di pregiudizio la mia titubanza. Poiché ho avuto precedenti esperienze in cui, con questo tipo di spedizione i libri spediti e ricevuti sono arrivati a destinazione dopo mesi, in pessimo stato, dentro a una busta tutta stracciata, ho avuto una contrazione dello stomaco a causa dello sdegno per una simile affermazione campata in aria. Tuttavia, all’esterno non ho lasciato trasparire nulla e non ho detto nulla. Sono sicura che qualsiasi affermazione avessi fatto non sarebbe servita a nulla. Come si suol dire, non si può cavare sangue da una rapa.

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