Don Bosco testo seconda parte - pinerolo blues

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Per il santo educatore dei giovani, il sistema repressivo consiste nel far conoscere le regole, poi vigilare per vedere chi commette trasgressioni, in modo da applicare il meritato castigo. È un sistema fondato sulla severità e sulla distanza emotiva.
Don Bosco sottolinea che un tale sistema «è facile, meno faticoso». Ma è un sistema che non crea famiglia. È un sistema che non semina nel cuore dei giovani il seme di bene, ma glielo impone come un fardello estraneo che sopportano finché devono, per poi reagire e spesso scegliere il contrario. Io chiamerei questo sistema il sistema della costrizione, il sistema della forzatura.
L’altro sistema lo chiamerei il sistema della costruzione e del rafforzamento. Don Bosco lo chiama sistema preventivo. Anche questo sistema ha le sue regole. Non si può vivere – come non si può giocare – senza regole. Ma la differenza in questo sistema è che l’educatore e/o il genitore non fa da osservatore distante, ma è presente con amorevolezza. Il discorso di don Bosco si rivolge agli educatori, ma le caratteristiche che li invita a coltivare si applicano benissimo ai genitori, per questo giova ascoltarlo: «Che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze».
Questo sistema si poggia su un fermo treppiede: «la ragione, la religione, e soprattutto l’amorevolezza». Il suo punto forza non è il castigo o lo scontro, ma la verità e l’incontro. «In esso – spiega don Bosco – vi è sempre un avviso amichevole e preventivo che lo ragiona, e per lo più riesce a guadagnare il cuore».
La costrizione impedisce gli errori, ma non li sradica dal cuore. La costruzione contribuisce all’edificazione del cuore, delle intime convinzioni e dei sentimenti del bambino. Lo rende più immune all’errore e più desideroso del bene.
*Conquistare il cuore*
Il segreto del metodo di don Bosco è conquistare il cuore. In questo, egli ha colto una via regia per convincere una persona. Con la costrizione si può vincere contro una persona, almeno temporaneamente. Con la costruzione, si può convincere una persona, e spesso per sempre.
Il beato John Henry Newman, oltre ad avere analizzato il rapporto tra ragione e cuore, ha potuto constatare l’inefficienza delle ragioni quando il cuore è chiuso o bloccato. Nel suo voluminoso carteggio, troviamo le lettere che scambiò con il fratello minore, Charles Robert. Questo giovane, a causa di alcune vicissitudini vissute dalla famiglia, tra cui l’umiliante fallimento del papà, ha iniziato a vivere delle difficoltà di fede. Dato che il fratello era un chierico, nel tempo decise di iniziare a discuterne con lui. Nacque da ciò un lungo scambio di lettere che, secondo il giudizio di John Henry, non ha portato da nessuna parte ed è stato una perdita di tempo per entrambi. In realtà, quel tempo perso ha permesso a Newman di tirare fuori delle conclusioni importanti su come la persona si apre (o si chiude) alla fiducia umana e alla fede divina. Ha capito che il rifiuto della fede viene «non da un difetto della ragione, ma da un difetto del cuore». Detto in altre parole, se le persone si chiudono, solitamente dietro non ci sono sillogismi e ragionamenti, ma più sovente questioni di emotività e di sentimenti, questioni che toccano la persona nel profondo.
In un modo simile, san Giovanni Bosco ci spiega che quando abbiamo guadagnato il cuore di un educando o di un figlio, possiamo avere un grande influsso su di lui, perché abbiamo accesso alla sua interiorità. Solo se abbiamo accesso al suo cuore, i nostri consigli giungeranno alla sua mente. Se il cuore è bloccato, i consigli, le spiegazioni e persino il “buon esempio” non solo non giungeranno a destinazione, ma non di rado produrranno il contrario dell’effetto desiderato.
Per questo motivo don Bosco invita a un’educazione religiosa che avviene nella tenerezza e nella dolcezza: «L’istruzione ed una carità dolce, paziente e longanime sono gli unici mezzi. Qui l’amore prevale al bastone, anzi regna da solo». Tra l’altro, anche san Pietro in quella che possiamo considerare come la prima enciclica, ci invita a dare ragione della nostra speranza cristiana sempre e dinanzi a tutti, ma invita a fare ciò con stile, lo stile della tenerezza e dell’attenzione: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1Pt 3,15-16).
Questa attenzione tenera e questa cura del cuore del bambino è un modo con cui don Bosco riassume il suo sistema preventivo. Alla domanda di un giornalista che gli chiese: «Vorrebbe ora dirmi qual è il suo sistema educativo?», don Bosco rispose così: «Semplicissimo: lasciare ai giovani piena libertà di fare le cose che loro maggiormente aggradano. Il punto sta di scoprire in essi i germi delle loro buone disposizioni e procurare di svilupparli. E poiché ognuno fa con piacere soltanto quello che sa di poter fare, io mi regolo con questo principio, e i miei allievi lavorano tutti non solo con attività, ma con amore».
In questo piccolo paragrafo abbiamo un’intuizione molto feconda: per poter trasmettere qualcosa al cuore dei bambini, bisogna prima di tutto mettersi in ascolto, andare dove sta il loro cuore, amarlo genuinamente, incoraggiarlo e solo lì è possibile trasmettere i valori che desideriamo ardentemente innestare in loro.
Il sistema preventivo fu praticato da mamma Margherita nell’educazione del figlio:
E perché mai conquistare i cuori? Per infondervi l’amore di Dio: «Il sistema preventivo è la carità, il santo timor di Dio infuso nei cuori».
* Tratto dal libro "Educare i figli alla fede", Edizioni San Paolo https://bit.ly/educaref
                                                                                                 Robert Cheaib


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