Mail boxes - Pinerolo Blues di Graziella Martina

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MAIL BOXES

Il fatto increscioso è successo a Londra, ma il mandante, anzi, la mandante, è nella sede di MAIL BOXES di Pinerolo. Un cartellone nella sede recita:

CON NOI POTETE SPEDIRE TUTTO CIO' CHE VOLETE IN TUTTO IL MONDO.  

Mi ero informata se valesse anche il contrario, ovvero ricevere spedizioni dall’estero presso i loro uffici. “Assolutamente sì!” mi ha detto la responsabile. Le ho parlato del mio progetto di andare in giornata a Londra da Parigi, raggiungere la casa della mia amica presso la quale avevo lasciato diversi libri, inscatolarli e affidarli al corriere della società di spedizioni loro affiliata. Le ho chiesto comunque di verificare con l’agenzia londinese se la cosa fosse fattibile e di assicurarsene bene, data la spesa che affrontavo per l’invio. “Non ce n’è alcun bisogno! - mi ha risposto con grande sicumera - so che è così.” Bene.
 
Alle 17.30, mentre mi trovavo in Trafalgar Square, è squillato il cellulare. Era Daniela, da Pinerolo, che mi comunicava che la spedizione non si poteva fare, dato che la ditta non effettuava più quel genere di servizio verso l’Italia. Vi rendete conto? Dopo che le avevo chiesto di accertarsi bene delle condizioni, visto che andavo a Londra apposta per quello, dopo che non aveva ritenuto di farlo, si limitava ad informarmi della cosa per telefono quando ormai non si poteva più fare nulla per rimediare. Inoltre, il fatto di non proporre alcuna alternativa equivaleva a dire “Arrangiati”, io me ne lavo le mani…

Purtroppo, da quel momento è iniziato l’incubo. Pensando di guadagnare tempo, sono saltata sul primo taxi di passaggio e ho dato all’autista l’indirizzo della casa della mia amica. “OK” ha replicato lui e siamo partiti. Disgraziatamente, mi sono accorta ben presto di essermi imbattuta in un taxista non solo imperito, ma senza una mappa di Londra a bordo, senza navigatore satellitare, senza niente che gli permettesse di individuare la zona in cui si trovava la casa della mia amica e che lui non conosceva.

Io ho sempre con me la mappa di Londra, ma quel giorno non l’avevo. Gli ho spiegato che la via era una traversa di Forest Road, una delle vie più importanti di Walthamstow, se non la più importante. Niente. Appena ci siamo trovati nella periferia nord della città, il taxista ha smarrito completamente l’orientamento. Non avevo mai visto un autista così incapace. Chiedeva indicazioni ai conducenti di autobus, ai  passanti, ma poi finivamo per trovarci sempre fuori strada. Io ero nel panico perché il tempo passava e avevo paura di trovare chiuso l’ufficio di un corriere di cui avevo il numero e che mi dava speranze di effettuare la spedizione.

Erano quasi le 20 e non vedevo l’ombra di strade che mi fossero familiari. Pioveva a dirotto, le strade erano invase da auto bloccate in ingorghi e questo mi scoraggiava dallo scendere a cercare un’alternativa. Temevo che se lo avessi fatto sarebbe stato peggio, avrei rischiato di passare ore a vagare inutilmente sotto il diluvio. Rimpiangevo di non aver portato con me i biglietti da visita delle compagnie di cab che fanno servizio nei sobborghi della capitale per chiedere loro di venirmi a recuperare in un punto concordato, ma non avevo neanche lontanamente immaginato quella grande difficoltà.  

Ormai eravamo in viaggio da quasi due ore su una distanza che normalmente richiede 45 minuti per essere coperta.
Così, quando ho cominciato a riconoscere alcuni dei luoghi non distanti dal quartiere dove eravamo diretti, ho lanciato un grido di gioia. Ho visto da lontano le luci accese nella casa della mia amica, che era preoccupata della mia sorte. In realtà io avevo provato a telefonare sia a lei che al corriere mentre ero a bordo del taxi, ma non so se a causa del diluvio universale in corso o altro, non ero riuscita a contattare nessuno dei due.

Lei ha subito telefonato alla sede della compagnia e per fortuna c’era ancora qualcuno in ufficio. “Some East European woman, judging from the accent” mi ha detto Ruth della donna che ha risposto. Non ho mai amato tanto le donne dell’Europa dell’Est che spesso, per uno stipendio da fame, lasciano il loro paese per svolgere delle mansioni in orari scomodi, che noi non accetteremmo più. La mia amica si è accordata con lei per il ritiro dello scatolone il giorno seguente e per la spedizione.  

Quando, qualche settimana dopo, sono andata nella sede pinerolese della MAIL BOXES per spedire una busta con alcuni dei miei libri inviati in dono a una biblioteca, ho provato a chiedere una piccola riduzione, visto il peso leggero del pacco e visto quello che mi era toccato passare a Londra a causa dell’ignavia della titolare. Mi è stato concesso un euro di sconto. “Lei è una privilegiata!” mi ha detto costei. “Davvero?” ho pensato fra me. Non so quanti condividerebbero questo giudizio. Io, ovviamente, non sono fra questi.

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