Umberto Eco - Pinerolo Blues di Graziella Martina

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Un modo geniale di risolvere una situazione imbarazzante

 

Diversi anni fa, Umberto Eco era venuto a Pinerolo. Il motivo della sua visita era un debito di riconoscenza verso il prof. Marino, che era stato suo insegnante ad Alessandria, prima di trasferirsi qui. Brillante e arguto come sempre, Eco ha raccontato diversi aneddoti dei tempi della scuola, compreso uno scherzo che gli studenti avevano fatto al professor Marino. Dopo essersi messi d’accordo fra di loro, si erano fatti trovare silenziosi e con il volto girato verso la cattedra quando l’insegnante aveva aperto la porta per entrare e iniziare la sua lezione. Vedendo gli allievi così zitti e attenti - dal punto in cui era non vedeva se c’era qualcuno in cattedra – ha pensato che ci fosse ancora il docente dell’ora prima. Perciò, si è scusato e ha richiuso la porta. Dopo dieci minuti in cui non udiva voci provenire dall’aula, ha riaperto e ha visto la stessa scena. A questo punto però gli è venuto un dubbio su quel che stava succedendo e ha scoperto l’inganno.
 
A fine conferenza, il giornalista Pier Giovanni Trossero, allora direttore del giornale locale, intendeva consegnargli una medaglia ricordo. Purtroppo, nonostante i suoi ripetuti sforzi di aprire la scatoletta che la conteneva, questa rimaneva sigillata. Eravamo in un cinema ed era imbarazzante vedere quel che stava succedendo lassù sul palco. Ma con un colpo di genio, Eco ha risolto la situazione. Ha preso in mano la scatoletta, l’ha scossa vicino all’orecchio dicendo: “La medaglia c’è, la sento”. Quindi se l’è messa in tasca sorridendo. Una lunga e sonora risata del pubblico ha chiuso questo incontro, di cui conservo un simpatico e tenero ricordo.


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